Il salario minimo e oltre: battaglie di civiltà. Proposte per il lavoro di qualità e una vera rappresentanza

da | Nov 9, 2023 | Articoli | 0 commenti

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Questo articolo combina e aggiorna due articoli pubblicati sulla rivista Insieme, la rivista del PD Puglia, nei numeri di settembre e ottobre 2023. 

Il Partito Democratico ha annunciato per sabato 11 ottobre una manifestazione nazionale che, tra i vari temi, mette al centro la qualità del lavoro e il salario minimo. Sul tema, quasi tutti i partiti di opposizione stanno portando avanti una delle più efficaci battaglie di opposizione al governo, riuscendo a coinvolgere parti sociali e società civile. 

Il tema è certamente caldo. In Italia, negli ultimi decenni, il numero di lavoratori esposti al rischio di povertà è notevolmente aumentato. Dai dati ministeriali sul lavoro povero, un lavoratore su quattro ha una retribuzione relativamente povera (cioè inferiore al 60% del salario mediano). Il dato è peggiore per i lavoratori part-time e atipici, così come per giovani e donne. 

Dopo la pandemia del Covid e l’inflazione dovuta all’invasione russa in Ucraina, le difficoltà per i lavoratori sono ulteriormente aumentate: cassa integrazione, cambi occupazionali, salari reali in deterioramento. In particolare, la perdita di potere d’acquisto in Italia è più netta che in altri Paesi: alla fine del 2022, i salari reali italiani erano calati del 7,5% rispetto al 2019, contro una media Ocse del 2,2%.

Tra le cause di queste differenze ci sono la contrattazione malata e l’assenza di un salario minimo legale. È diventato infatti sempre più comune il fenomeno dei “contratti pirata”, cioè contratti collettivi siglati da associazioni sindacali non rappresentative, che mettono pressione al ribasso sui salari e ne impediscono una sana crescita. 

Le forze di centrosinistra propongono un modello di salario minimo che non vada a danneggiare la contrattazione collettiva sana: un sistema che impone per ogni settore il minimo salariale individuato dai sindacati più rappresentativi, ma che in ogni caso non può essere inferiore ai 9 euro all’ora. In questo modo si valorizza la vera contrattazione e si garantisce in ogni caso un minimo dignitoso. 

Questa proposta, tuttavia, nel dibattito è spesso ridotta all’introduzione di un minimo legale a 9€ all’ora. In realtà, la vera innovazione della proposta è l’estensione del trattamento economico dei contratti collettivi più rappresentativi di ciascun settore a tutti i lavoratori di quel settore. La soglia dei 9€ entra in gioco come salvagente solo se il minimo del contratto più rappresentativo è sotto tale soglia; in tutti gli altri casi non ha valore e si applica il minimo del contratto rappresentativo.

Un approccio di questo tipo assesta certamente un colpo alla proliferazione dei contratti “pirata” (cioè sottoscritti da sindacati non rappresentativi), che sono più che raddoppiati negli ultimi 10 anni, portando il totale dei contratti depositati al CNEL da 551 nel 2012 a 1053 nel 2022. Tuttavia, non possiamo pensare che la sola approvazione del salario minimo sarebbe risolutiva. I contratti collettivi disciplinano molti aspetti del rapporto di lavoro: ferie, congedi, scatti di carriera, formazione, sicurezza sul lavoro, etc. L’effetto dumping dei contratti pirata, perciò, non si esaurisce al salario minimo, ma spinge al ribasso molti altri elementi di tutela e qualità del lavoro.

L’unica vera soluzione ai contratti pirata è una legge sulla rappresentanza, che vada a normare l’applicazione di contratti realmente rappresentativi in ciascun settore. Così si attuerebbe anche l’articolo 39 della Costituzione, che prevede la stipula di un unico contratto per settore, sottoscritto dai sindacati “in proporzione dei loro iscritti”, che abbia “efficacia obbligatoria” per tutti i lavoratori del settore. L’aspetto tecnico dietro ciò non è semplice: serve definire una modalità di calcolo degli iscritti ai sindacati, operazione storicamente ostica. Ma non è impossibile, ed è doveroso farsene carico. 

La campagna sul salario minimo è un primo passo prezioso per ottenere un beneficio concreto a favore dei lavoratori e per sensibilizzare il pubblico a un tema complesso come la contrattazione collettiva. Ma non basta. Deve essere seguita da un percorso più ambizioso per la definizione di una legge sulla rappresentanza, che dia pieno valore alla contrattazione collettiva sana e attuazione al precetto costituzionale.


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