Le piazze vuote. Ritroviamo gli spazi della politica

da | Nov 7, 2023 | Articoli | 0 commenti

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Anteprima del nuovo libro di Filippo Barbera, Laterza, 2023.

In questo libro mi interrogo sulle condizioni che rendono possibile vivere insieme come collettività dotata di scopi comuni orientati a un futuro più giusto. Le nostre società sono travolte da una recessione sociale: declino della fiducia, delle relazioni di amicizia e della partecipazione civica e comunitaria sono parte di una patologia del quotidiano diffusa e persistente. Una patologia accompagnata da diseguaglianze economiche e di salute, polarizzazione politica, conflitti sociali e chiusura nel privato. Dinamiche che la pandemia ha certamente accelerato, ma la cui ragion d’essere ha radici più profonde, riconducibili alla crescente rarefazione delle relazioni interpersonali nello spazio fisico e all’impetuosa crescita degli ambienti digitali. Tendenze certamente più marcate in alcuni contesti, come Stati Uniti e EK, ma presenti anche in altri. Al netto delle differenze di grado e di modello, la cifra generale è comune: sempre meno, come collettività organizzata, stiamo insieme nello stesso spazio in situazioni di compresenza fisica. 

Il percorso dell’umanità non ha altra direzione che non sia quella che siamo collettivamente in grado di costruire politicizzando il futuro. Mentre il tempo è una dimensione fisica, il futuro è un fatto politico. La sua maggiore o minore salienza collettiva dipende dall’organizzazione sociale dello spazio: nella quotidianità della sfera pubblica, nella politica e nel rapporto tra persone e luoghi. È, questa, la geniale intuizione di chi ha sostenuto che è più semplice immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. La ratio dell’affermazione va cercata nella capacità del capitalismo di produrre “fatti bruti” racchiusi in un eterno presente. Se viviamo nel migliore dei mondi possibili, del resto, perché immaginare un futuro diverso? Ci troviamo così catapultati nella condizione dell’incolpevole vestale che saluta con spensierata felicità e gioia ogni mattina che ricomincia da zero. Un tempo che scorre senza discontinuità, un tempo privo di futuro.

Sull’onda della cosiddetta policrisi globale – ambientale, economica, istituzionale – la macchina del futuro si è rimessa in moto. Il concetto di policrisi globale rimanda alla compresenza di crisi attive in più sistemi di portata globale, che si intrecciano in modi che mettono in pericolo le prospettive di fioritura dell’umanità. Messa di fronte alla policrisi globale, l’umanità si trova di fronte all’effetto Seneca o “dirupo di Seneca”. Quando le cose cominciano ad andar male, vanno male alla svelta o come scrisse appunto Lucio Anneo Seneca: “l’incremento è graduale, la rovina precipitosa”. Tendenze di lungo periodo dove – per alcune parti del mondo più che per altre – si sono registrati miglioramenti importanti nell’aspettativa di vita, nella mortalità infantile, nell’alfabetizzazione e nella lotta alla miseria, possono essere seguiti da peggioramenti improvvisi e catastrofici. Se il cambiamento ha questa forma, lo sguardo rivolto al passato e la chiusura nel presente non sono buoni strumenti per affrontare il futuro. Queste crisi interdipendenti hanno effetti negativi la cui magnitudo è maggiore della somma delle singole crisi isolate e il cui risultato è il “dirupo di Seneca”. Irruzione della crisi climatica nella vita quotidiana, migrazioni di massa, shock tecnologici, crisi economico-finanziarie, erosione della legittimità delle istituzioni democratiche, pandemie, guerre, lacerazioni dei legami di solidarietà tra classi, territori e generazioni: eventi interdipendenti che scuotono le fondamenta del nostro mondo e le cui soluzioni ci interrogano non come individui che vivono nel presente, ma come collettività che si interroga sul futuro in comune.

Come fare spazio al futuro? Con quali conseguenze per il nesso esistente tra politica e futuro più giusto? Indignarsi non basta, è stato scritto. Occorre indicare come rigenerare l’agire politico orientato a un futuro più giusto in tempi di policrisi globale, autoritarismo, chiusura verso la diversità e sofferenza del rapporto di rappresentanza.

Indice

1. Gli spazi quotidiani 

1.1. La domanda di futuro, Spazi pieni e architettura del tempo. Rituali ed effervescenza collettiva. Il “noi” mancante. Il sacro secolare. Le infrastrutture sociali.

2. Gli spazi delle élite 

2.1. L’offerta di futuro. La crisi della sinistra e la nuova destra. L’illusione della politica disintermediata. Fermento sociale e rappresentanza politica. Allearsi per la giustizia sociale. Dare voce ai poveri. La fabbrica come attore politico.

3. Gli spazi e i luoghi 

3.1. Far atterrare il futuro. La trappola di Bellitalia. Luoghi che non contano. L’abitabilità quotidiana. L’Italia dei Comuni. Governare il policentrismo.

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